Chesterfield Kings: glam-o-rama live?

The Chesterfield Kings – Milano 12-03-2008 @ Legend 54

Per tutti coloro che non hanno avuto la fortuna anagrafica di trovare, finalmente, la perdizione insieme agli Stones del periodo Sticky Fingers… beh, tranquilli: non tutto è andato perduto. Il rimedio? I Chesterfield Kings.

Guidando verso il Legend 54, locale meneghino fatto apposta per strambi e cultori di autentiche perle di oscuro garage rock, festicciole di compleanno e liceali strip teaser, penso ai lascivi Re di Chesterfield alla luce di filologiche ricostruzioni a base di neo-garage e Stones-suond fino al 1968. E così giungo sul posto.
Appena terminata la farsa delle immancabili band apripista (benedetto sia colui che è giunto al Legend dopo tale sbobba nostrana di viscid-beat, vai-col-liscio, salsa-e-merengue sound) finalmente arrivano, attesi più del duo tossico Jagger-Richards. Yes, here come the Chesterfield Kings… il tutto seguito da una deflagrazione di coriandoli, palloncini in volo, rossetto, pose, ammiccamenti di labbroni-canotto dei veterani Greg Prevost e Andy Babiuk.
Greg si pavoneggia per tutto il tempo con improbabili discese dal palco: è un novello Jagger nella perenne posa insolente da “It’s only rock and roll… but I like it” o uno Steven Tyler ancor più anoressico. Andy picchia sul basso vintage, muove il caschetto, si dimena furiosamente come un crossover tra un Brian Jones anfetaminico e la più scatenata Raffaella Carrà.
Le canzoni sono tiratissime, con mega riff sempre oscillanti tra cavalcate alla “Paint it Black” e armonica-suite stile “Midnight Rambler”, sparate direttamente dal loro ultimo Psychedelic Sunrise. Ottima acustica e un crescendo finale di rock and roll con il mega-classico di Jerry Lee Lewis e una rendition al vetriolo di “Bitch” degli Stones. Ciliegina sulla torta.

A luci spente, però, i Chesterfield mi fanno riflettere sul fatto che la mia analisi filologica di partenza fa acqua da tutte le parti. Ma quale garage revival e vintage psychedelia? Se il Sixties trapela ancora dai gracchianti solchi dei loro vinili, poi i Kings dal vivo sono portabandiera del glam rock. Forse dovranno fare a cazzotti con i Motley Crue per entrare nella sacra triade dell’Olimpo del Rock da dove, sornioni, ci osservano Le Pietre Rotolanti di Sucking in the Seventies e le Bambole (gonfiabili) di New York?
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