Il folk-rock secondo San Unterberger

turnturnturn.jpgRichie Unterberger – Turn!Turn!Turn!, the ‘60s folk-rock revolution (Backbeat Books)

Autore di un libro fondamentale come il superbo Unknown Legends of Rock’n’Roll che tracciava in tempi non sospetti (1998 circa) i profili di “leggende sconosciute” della musica che più amiamo, con un roster di nomi che partiva da Graham Bond per arrivare ai Rocket from the Tombs; collaboratore fisso di Ugly Things; compilatore per numerose label specializzate in ristampe… Richie Unterberger è ormai da anni una garanzia per tutti gli amanti della buona musica che non riescono a sottrarsi al sottile piacere della letteratura che da essa può scaturire.

Turn!Turn!Turn!, uscito originariamente nel 2002, è il primo di due volumi (l’altro è il successivo Eight Miles High) da cui Unterberger parte per raccontarci quella che è stata la rivoluzione folk-rock che ha attraversato gli anni Sessanta. La fine del libro volutamente coincide con una data dal significato mitologico: 29 luglio del 1966. Per chi non lo sapesse, è il giorno del famigerato incidente motociclistico di Bob Dylan.
Anche se il prologo del libro dedica ben venti pagine al festival di Newport e alla svolta elettrica di Dylan, inquadrandola nel contesto dello scontro ideologico nei rigidi ambienti conservatori del folk dell’epoca con annessi episodi ormai leggendari (il famigerato quando poco verosimile attacco all’amplificazione di Dylan da parte di un Pete Seeger inferocito armato d’ascia), è nelle restanti quasi 280 pagine che Unterberger mostra il suo talento. Pochi autori, infatti, hanno l’instancabile capacità del nostro di raccogliere migliaia di informazioni (tutte di prima mano, ovviamente), catalogarle e unirle in una forma appassionante e coinvolgente sia per l’esperto in cerca di chicche inedite, sia per il lettore casuale e meno scafato.

Il risultato è un’orchestra di voci e dettagli (più di cento i personaggi intervistati fra musicisti, produttori e giornalisti), che ci accompagna dagli albori della nuova scena folk nel Greenwich Village fino all’avvento del folk-rock, arrivando quasi a lambire la nascente scena psichedelica californiana.
Nel libro sono analizzati con perizia e cura sia i nomi maggiori come Dylan, Joan Baez, i Byrds e i Loovin’ Spoonful, ma anche nomi i volti meno noti di Tom Paxton, Tim Hardin, Judy Henske, Mimi and Richard Farina, Fred Neil, i Daily Flash Bob Lind e P.F. Sloan. Artisti, questi, che hanno contribuito al pari dei più famosi colleghi alla nascita e alla matirazione di un genere che non è stato solo musicale, ma che ha fornito a un’intera generazione uno strumento nuovo per rapportarsi alla realtà e costruirne una propria. Perché come dice Arlo Guthrie: “Philosophy, the art of it, was unreadable, unknowable, to people who controlled the industry”.
Buona lettura.

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