Californication (Red Hot-less)

californication2.jpgUna serie tv rock’n’roll? Può darsi… ma anche no. Signori e signore, Californication

“Ospedali, galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore”. Il buon vecchio Charles Bukowski/Hank Chinaski con questo suo aforisma ci scaraventa in un istante nel mood di Californication. I più attenti e scafati l’avranno già vista (grazie a San Peer to Peer), agli altri non resta che affidarsi al satellite e guardarla su Jimmy, che la propone proprio in marzo.

Come Bukowski, anche il protagonista della serie Hank Moody va chiamato dottore perché, oltre alla laurea cartacea appesa al muro del salotto di mammà, ha fatto più di un master per specializzarsi in ospedali, grane giudiziarie e donnine allegre (a pagamento e non). Anzi: è una delle massime autorità in questo campo tra i personaggi seriali, forse secondo solo al pazzo completamente fuori controllo Russell Tupper, l’avvocato di Huff (al momento – però – non in onda).
E, come Bukowski, è uno scrittore.

Hank (interpretato da un David “X-Files” Duchovny strepitoso) è un romanziere di successo. O meglio: lo è stato e ora, proprio dopo che il suo ultimo libro è divenuto un film blockbuster, è entrato in crisi. Nera. Di quelle che a definirla “blocco dello scrittore” si compie un caritatevole atto di compassione. Risultato: tutti si aspettano da lui un altro romanzo da milioni di copie, tutti gli dicono quanto sia bello il film (che in realtà è un terrificante polpettone sentimentale, esattamente l’opposto del libro)… e lui non riesce a fare altro a parte rimorchiare femmine di ogni età, copularci (preferibilmente sotto l’influsso di svariati cocktail e qualche botta di coca), andare a tormentare la bella ex moglie (una fantastica, sexy e a modo suo rock’n’roll Natascha McElhone) e poi ricominciare la giostra dal principio, il giorno seguente.
Di scrivere non se ne parla; in queste condizioni Hank trova difficile anche tenersi stretto l’unico ingaggio remunerativo che il suo agente gli ha trovato:curare il blog di Hell-A Magazine. Formalmente un impegno leggero e gestibile, in pratica una situazione insopportabile, dato che Hell-A Magazine è la testata di proprietà del nuovo compagno (e futuro sposo) della sua ex moglie.

È proprio così. Hank Moody, blasonata penna newyorkese, si è visto fagocitare tutto dalla scintillante Hollywood: la figlia, la moglie, la scrittura, la stabilità. “Welcome to the jungle”, insomma, per citare i Guns’n’Roses (annata d’oro 1987) e il loro omonimo singolo, che parlava proprio dell’effetto della metropoli californiana su chi la visita per la prima volta.

californication.jpgL’impatto iniziale con Hank è di quelli che lasciano il segno. Lo vediamo in splendida forma, prototipo del figo che tutti noi maschietti ultratrentenni ogni tanto vorremmo essere (anche se ci piace negarlo, perché no-dai-non-siamo-superficiali). È una giornata di sole, lui guida una spider – sigaretta in bocca e occhiali da sole – e gli Stones suonano “You can’t always get what you want” (inciso: ma quanto staranno guadagnando, ancora, Jagger e Richards grazie all’utilizzo massiccio di questo pezzo nei telefilm degli ultimi anni?).
Hank scende dall’auto, ha parcheggiato di fronte a una chiesa in stile vecchia Europa. Si avvia verso l’entrata, con l’aria trasandata di chi ha passato una nottata impegnativa, entra e – siccome nella casa del Signore è maleducazione fumare – provvede a spegnere subitissimo la sigaretta. Buttandola nell’acquasantiera.
Parte la ola: in un minuto circa abbiamo visto inanellare, uno dietro l’altro, tutti i temi fondamentali della coolness che più rock di così non si può. Ma non è finita. Arriva una suora e, dopo nemmeno 20 secondi di dialogo, è inginocchiata davanti a Hank. E non è che sta proprio pregando. Nossignore. Diciamo che gli sta eseguendo un (timoratissimo e riverentissimo, per carità) esercizio di fellatio.
Sono trascorsi meno di due minuti e 50 secondi dall’inizio e già siamo tutti dalla parte di Moody, vorremmo essere lui, siamo pronti a correre all’ufficio anagrafe per farci cambiare il nome sui documenti, rinnegando cognome, natali, radici, retaggio ed eventuali eredità. Perché Hank sarà anche all’inferno lì a Hollywood, ma caspita… chi non ne vorrebbe un po’, di quell’inferno lì, fatto di auto sportive, libri di successo e suore poco più che ventenni che ti si inginocchiano davanti per recitarti un atto di dolore in punta di glande?

californication3.jpgLa faccenda della suora inginocchiata è, a parziale – e quasi ridicola – consolazione dei più rigidi e bigotti, semplicemente un sogno. Quando Hank torna alla dura, durissima, realtà deve fare i conti con… una bionda che lo sta svegliando proponendogli una versione alternativa del caffè a letto ispirata all’orazione della suora onirica.
Insomma: Hank Moody è così schifosamente fortunato e intriso di mitologia (quella becera e un po’ maschilista che affascina tutti noi dotati di cromosomi XY: sempre, comunque, ovunque e senza possibilità d’appello) che già al quinto minuto non ci frega nulla delle sue disgrazie. Anzi, le vorremmo tutte noi, in un simpatico pacco risparmio. Abbiamo sulla punta della lingua la frase fatidica: per favore, mi dia quel divorzio, la figlia preadolescente con problemi… e poi anche il blocco dello scrittore, la macchina sportiva zozza col fanale spaccato (il marito della biondina che l’ha svegliato non è molto felice di quel simpatico intermezzo, in effetti), l’agente letterario rompiscatole (il mitico Evan Handler, di Sex & the City, Lost, 24, Six Feet Under…), l’ex moglie e anche il brutto film tratto dal libro, certo. No, non me li incarti, li uso subito tutti. Insieme.

Ovviamente Californication non è un semplice catalogo di rimorchi, orgasmi e qualche pagina scribacchiata (poche, a dire il vero). Già, perché nella realtà, sotto la patina così abrasiva ed estrema, troviamo personaggi vivi, umani, capaci di farci empatizzare e portarci per mano. A parte il sesso e gli eccessi, questa è la storia di una famiglia che è semplicemente esplosa e non ha saputo reggere alla pressione di una nuova città, nuovi impegni, nuovi stress e nuove tentazioni. Eppure tutti (Hank, Karen e Becca) si vogliono ancora un bene folle, non potrebbero neppure concepire le proprie vite separate.
E poi Californication è anche la storia di uno scrittore che non riesce più a fare il suo lavoro; è la storia di una donna innamorata di uno squinternato, che però tenta di trovare po’ di stabilità pensando al bene di sua figlia; è la storia di una ragazzina che si veste come Emily the Strange, ma ha più buon senso dei genitori quando si lasciano trascinare nel vortice delle emozioni. È, in breve, una storia umana, a tratti dolce e tenera, più spesso dura come la vita reale, folle e imprevedibile, dolorosa e divertente.
A tutto questo aggiungiamo una sfilza di citazioni rock – sia in colonna sonora che nei dialoghi e in forma visiva… aspettate di vedere la collezione di vinili di Hank – quasi continue (si va dai banali Red Hot Chili Peppers agli Slayer, passando per i Cheap Trick, Doors, Ozzy Osbourne, Dylan, Sex Pistols, Brian Jonestown Massacre, Joe Strummer, Alice Cooper, Steve Earle…). Insomma, niente male davvero, a parte un finale un po’ da commedia rosa. Ma lo sopportiamo senza troppi problemi, via.
Spoilerino: preparatevi a vedere la ex piccolina della famiglia di La Tata che si fa una gloriosa scopata in posizione cowgirl, con ampia visuale delle sue grazie mammarie. Uno shock per i più candidi e gli aficionados della tv dei Novanta… ma si sa, gli anni sono passati anche per lei ed è innegabilmente cresciuta, diventando una bella pulzellona disinibita di 23 anni.

Citazione memorabile:
Suora
– Normalmente consiglierei qualche Padre Nostro o un paio di Ave Maria, ma non penso che siano adatti in questo caso. Che ne diresti di un pompino? Ti farebbe sentire meglio?
Hank – Un pompino. E me lo fai tu?
Suora – Beh, qualcosa mi dice che non si succhierà da solo, Hank.
calif.jpg

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5 commenti

  1. gab

     /  marzo 6, 2008

    Sei un genio.

    E Californication è fighissimo…

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  2. gab

     /  marzo 6, 2008

    PS questo pezzo è un capolavoro da strillare bene in hp, cazzo.

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  3. Andrea Valentini

     /  marzo 7, 2008

    bhuahuahua… cedo alle lusinghe e provo a piazzare in homepage.
    Vediamo un po’ che succede.

    Rispondi
  4. Il fotovoltaico laido

     /  marzo 9, 2008

    Hank Moody è il mio idolo! Voglio il suo numero di telefono. Come si fa ad avere la serie? Voglio anche quella censurata!

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  5. Andrea Valentini

     /  marzo 9, 2008

    Beh, un modo è guardarla su Jimmy, ma devi farti Sky. Altrimenti San Peer to Peer te la può fornire. In questo caso consiglierei la versione in lingua originale coi subs italiani: molto meglio.
    Che io sappia, comunque, non ci sono versioni censurate e versioni uncut… tutto è stato mostrato.
    Enjoy.

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