Un sabato rock’n’roll

graziani1.jpgManuel Graziani – la mia banda suona il (punk) rock (Coniglio Editore, 2007)

Una corsa sgangherata attraverso un sabato sera + domenica di provincia. Una di quelle faccende che tutti abbiamo vissuto e – probabilmente – continuiamo a vivere, perpetuando il rituale nel corso dei decenni. A volte replicandolo anche in giorni infrasettimanali.
Un sabato sera, dicevamo, ma non di quelli in disco. Roba un po’ più low-fi, da rocker di provincia (che si tratti di quella abruzzese, piemontese o marchigiana poca differenza fa; anzi, nessuna), che inizia con birre al bancone di un pub in cui lavora un tuo conoscente. E poi ci sono gli amici, le macchine scassate in cui ci si ammassa, la via crucis per locali, le vomitate, le cassette nell’autoradio, quella sensazione di spremere un filo di mitologia dall’ennesimo cazzo di sabato in cui forse era meglio stare a casa.
E ancora: il lavoro precario, l’amico che tutto sa e tutto dice di rock’n’roll, le citazioni di album (“Miami” ha un posto speciale: e ci mancherebbe altro…), il quadretto famigliare della domenica a pranzo. E una cosa che accade, destabilizza il nostro protagonista e lo fa stare male. Forse anche troppo, perché, a ben vedere, è forse l’unica vera scheggia di mito rock’n’roll nella sua esistenza, almeno in quel momento.

Insomma, Manuel ha sfornato un librettino (circa 60 pagine) godibilissimo, che si lege in un’ora o poco più e ti lascia pensieroso al termine. Perché in certi passaggi sembra parli di te, ma sicuramente parlava di se stesso. O dei suoi amici. O dei tuoi. Chiaro no? Una storia in cui ci si identifica piuttosto facilmente, che pesca nel vissuto di chi ha frequentato e respirato il rock, il punk e tutto ciò che ci sta intorno, in Italia.

Poi, all’improvviso, a pagina 61 tutto evapora con una dissolvenza sulle mani dell’amico di turno che guida l’auto, in una domenica pomeriggio sonnacchiosa. Un finale che sfugge, che non chiude e che ci lascia lì a chiederci perché non ci viene raccontato cosa accade dopo.
Il problema è che il nostro voyerismo è fuori luogo. Probabilmente il lunedì mattina seguente il protagonista sarà andato al suo lavoro precario, avrà bestemmiato per otto ore e si sarà trascinato fino al sabato successivo. Per rivivere una fotocopia della serata che ci è stata raccontata.
Come facciamo tutti.

Articolo precedente
Articolo successivo
Lascia un commento

1 Commento

  1. … perlamadonna, Andre’! Grazie mille!

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: