Heavy Trash report

jonspencer3.jpgHeavy Trash 29/01/2008, Milano @ Musicdrome
(
le foto sono di Viridian)

Mr Jon Spencer mi ricorda l’ormai attempato Big Jim con la valigetta piena di maschere, quello che si chiamava 004. A ogni faccia corrisponde una personalità differente: l’ex Pussy Galore, rampante Jack lo Squartatore del rock and roll; il Signor Blues Exsplosion, il lato moderno ed esplosivo del rock blues; Mr Boss Hog, o meglio il fedele maritino attento alle stravaganze sonore della sig.ra Spencer-Martinez (gran pezzo di gnocca). E infine Monsieur Heavy Trash, or better, il mestierante che indossa i panni di Elvis una volta per tutte senza remore e vergogne, portando al parossismo purista sia l’immagine che il sound.

Il Musicdrome di Milano – ex Transilvania – è una specie di balera moderna. Per questo è, forse, il luogo più congeniale per mettere in scena uno show oscillante tra rock and roll, cabaret, spoken word dell’anima di un James Brown perennemente inginocchiato, entertainement spicciolo (in cui si sente tutta la maestria ereditata da Spencer durante le collaborazioni estemporanee con quel guitto di Andrè Williams) e trovate di simil-improvisation che mettono in secondo piano i fenomenali Sadies, band apripista al duo Jon Spencer-Matt Verta Ray.
L’estetica fortemente vintage e il sound (un rock country con spruzzate di visioni rurali e folk dinamitardo, nostalgico e maledettamente Fifties) rendono possibile al migliaio di presenti un viaggio a ritroso nel mito di un’America ancora incontaminata e seducente, attraverso brani trascinanti come “Outside Chance” (con demoniaci coretti in falsetto) e a citazioni pesanti di rock and roll delle prime stazioni radio (come “Kiss babe”, in cui il duo saccheggia a tutti i padri e padrini di turno: Chuck Berry, Bo Diddley ed Eddie Cochran fino, naturalmente, a The King).

Seppure lo scaltro Spencer sia un professionista nell’arte della finzione, della simulazione, del conservatorismo a oltranza e dell’autocelebrazione, la sua sfacciata ironia e il personaggio grottesco che esibisce pubblicamente (così come le ultime gocce di sudore penzolanti dalla cresta p-elvisianamente ortodossa) ci restituiscono un’autenticità inaspettata e accattivante. Jon è un abile giocoliere circense che finisce, comunque, per strappare applausi. Anche se succede sempre che qualcosa gli scappi di mano, come al più abile dei saltimbanchi.
È per questo che dopo un’ora e mezza, circa, a spasso per il Mississippi e in lungo e in largo per le sconfinate praterie d’America ci verrebbe davvero voglia di fuggire via con gli Heavy Trash… Going Way Out with Heavy Trash.

jonspencer2.jpg

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