The Mainliners – st (2004, Crusher Records, 7″)

mainlin.jpgUna seratina che è lì-lì per iniziare, buio fuori, gli anfibi che per qualche motivo restano addosso, la cintura borchiata si allenta ma non si sfila.
Il momento è cruciale. Potresti frugare in quel ripiano della libreria e riesumare quei 3-4 grammi d’erba, oppure svuotare la bottiglia di Merlot. Ma anche tutte e due le cose.
E poi finisce che ti butti sul vino, perchè la stanchezza ti ovatta i movimenti e rollartene una non sarebbe proprio cosa. Mentre ti versi il primo bicchiere e guardi il rosso rubino, ti viene in mente che hai mezza dozzina di 45 giri in un angolo della stanza, che attendono una recensione. Li ripeschi e il primo è firmato dai Mainliners. Lo piazzi sul piatto senza pulirlo, dai un calcio allo stereo, per sbaglio, e il disco parte da metà.
Un fulmine.
Lo senti finire e ricominci. Sempre lato A. Una volta, due, tre, quattro. Non è che lo fai perchè sei un recensore maniacale. Normalmente basta un ascolto solo e veloce. Ma qui, per dio, non si riesce a staccare la puntina dal solco. Lato A. Ancora. Lato A. E siamo a sette volte.
Un brano perfetto di garage, soul, r’n’b di quello scuro, ma teso e pericoloso. I Them e gli Animals che jammano con gli Stones in un club di Bangor, tra pinte, gente che scopa nei cessi, accoltellamenti nel vicolo appena fuori dal pub. Una canzone che trasuda rabbia e dolore: il rumore di qualcuno che sta esplodendo dentro.
Come la lettera che ti dice che la tua ex ha abortito e il figlio era tuo e non ne sapevi niente, come il suono di un treno che si porta via il disco più importante della tua collezione, come la crepa sulla tua chitarra preferita che si allarga, come il rumore del radiatore che scoppia in un incidente, come lo strusciare delle suole in quel pomerigio in cui hai perso il lavoro, come il tono gelido di una voce che ti dice “non chiamare più”, come il tonfo della portiera che si chiude per l’ultima volta dopo il concerto d’addio del tuo gruppo.
Tutto questo con un filo sottile nero e tagliente a tenere insieme l’intera faccenda. Perchè prima o poi qualcuno lo farai pagare per tutto questo, vero? E allora tieniti stretta la tua sacca di cuoio, perchè dentro hai un trucchetto che si chiama “Muori bastardo”. Quando lo tirerai fuori ci sarà da ridere… anche se magari ci resterai anche tu. Ma che soddisfazione.

mainliners_2007.jpgIl lato B? Ma cosa vi interessa del lato B, dopo un brano del genere? Comunque è un pezzo in puro stile Stones, un rock garage a presa rapida con qualche citazione all’inno “It’s only rock’n’roll”. Ma, ascoltatemi davvero: lasciate perdere il secondo lato. Rimanete sul primo. Sempre.

Maledetti svedesi.

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1 Commento

  1. Mattia

     /  marzo 12, 2007

    Ciao! ho scoperto il tuo blog per caso, cercando informazioni su The Tell Tale Hearts. Questi Mainliners sono proprio un gran gruppo.Complimenti per i gusti musicali e per il blog ovviamente. Ti salutoMattiaP.S. se ti capita dai un ascolto al mio gruppo. http://www.myspace.com/igotaviolet

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