Victor Bockris – Keith Richards (Omnibus Press, 2006)

bockris.jpgProvvidenziale, questo ristampone in paperback piuttosto economico che la Omnibus sforna a 14 anni dalla prima uscita del volume originale. C’è da dire che nei paesi anglosassoni il libro ha avuto ampia diffusione e diverse edizioni, mentre da noi nisba. Tant’è vero che anche questa ennesima incarnazione è in lingua inglese, recuperata in quel di London in un Virgin Megastore, reparto novità in offerta speciale. Ma tant’è: scimmie siamo e scimmie resteremo, e se gli editori più illuminati qui da noi arrivano a tradurre Please Kill Me nel 2006 (ricordo di averlo proposto almeno nel 1996, anche a editori “specializzati” – vero Arcana e compagnia bella? – ma nessuno mi ha mai degnato nemmeno della soddisfazione di capire ciò che stavo dicendo: massa di buoi spongificati) ce lo meritiamo. Ampiamente. Totalmente.

E allora, eccolo qui, servito caldo caldo: questo è il tomo che vi regalerà diverse ore di svago, sorpresa, rabbia, mitologia e rock’n’roll. Stiamo parlando della bio di Mr Richards scritta e curata da uno dei massimi biografi rock che mai hanno passeggiato sulla crosta terrestre, Victor Bockris (già autore di volumi su Patti Smith e Lou Reed, tanto per citarne solo un paio).
Qui c’è praticamente tutto, con particolare enfasi sui periodi più bui (gli anni Settanta) sono abbondantemente trattati: ed è il bello della faccenda). Ciò che più impressiona è l’indefesso zelo e la costanza con cui Keith si è impegnato nel tentativo di annientarsi e – nel contempo – minare la carriera di quella macchina da rock e dollaroni che sono gli Stones. Ammirevole, nel suo disprezzo per tutto ciò che qualsiasi persona al mondo non oserebbe neppure sognare nei più sfrenati momenti di fantasia. Roba da far quasi rabbia… e, in effetti, al decimo arresto di fila per possesso di eroina (nell’arco di un paio di mesi) mi sono anche io un po’ incazzato. Dicevo: ok, va bene, fai quello che vuoi fare, ma almeno usa mezzo grammo di cervello e non farti beccare con l’automobile carica di roba mentre vai a zig-zag per strada.
Poi, però, pian piano si capisce: non poteva che andare così e Richards ha semplicemente fatto ciò che andava fatto. Perchè ogni singolo grammo che si è sparato, ogni litrazzo di Jack Daniel’s aperto con un colpo di pugnale e ogni pacchetto di sigarette fumato, è stato immolato per il rock’n’roll.
Amen.

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3 commenti

  1. Anonymous

     /  gennaio 17, 2007

    Allora, santissimo cazzo.Seguo le tue zine/e-zine e quantaltro da qualche annetto. Ogni tanto lascio li un commento, ma proprio ogni tanto che son pigro.Ma santissima merda tu scrivi alla grande, scrivi su cose troppo fighe. Non ti ringraziero mai abbastanza per avermi semplicemente messo davanti agli occhi il nome Peter Laughner.Ma perchè qui non commenta quasi nessuno? Perchè il tuo shiny dice che di qui passano 2 persone al giorno circa (e una sono io, ho bookmarcato sta pagina e fa parte del mio giro quotidiano sulla rete).Sono andato a rileggermi la tua recensione di Miami dei Gun Club (stile molto laughneriano tra l’altro) sono le 10.30 del mattino e ho voglia di bere.Pace e bene vicario.David.

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  2. The Vicar

     /  gennaio 17, 2007

    Troppo buono.Take the guitar player for a ride, amico… così è la vita

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  3. “I’ve never had a problem with drugs – I’ve had problems with police.” In questa frase c’è tutto il buon vecchio Keith… E la biografia in questione rende molto molto bene l’idea!

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