THE EMBROOKS, yellow glass perspection (2004, Munster, lp)

embrooks3rdhp.jpgLondra 1967. La capitale sta vivendo pienamente la sua sbornia psichedelica. E’ appena uscito The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd. I locali più cool del momento sono l’Ufo e il Middle Earth: Jenny Fabian li frequenta e prende appunti, le serviranno nell’immediato futuro. La gente va a fare compere da Granny Takes a Trip, i Creation lanciano il loro proclama (“La nostra musica è rossa con spruzzi color porpora”) e cominiciano nascere gruppi gli Attack, i Wimple Winch e una miriade di altre band che avevano irrobustito il loro mod-sound con chitarre hard e acido lisergico. Noi lo scopriremo solo in seguito, grazie ai racconti delle varie serie di Rubble, Chocolate Soup for Diabetics e Perfumed Garden.

Londra 2005. Gli Embrooks del dott. Cozzi-Lepri, Mole e Lois Tozer, arrivati al loro terzo album, ci ricacciano a forza dentro quei giorni. Li avevamo lasciati a Our New Day e, personalmente, a un concerto infuocato alla Locanda Atlantide qui a Roma: ora li ritrovo alle prese con quello che, secondo me, è il loro miglior disco. Gli ingredienti sono sempre gli stessi certo, ma mescolati in maniera differente e con qualche aggiunta più che sostanziale. Dodici magiche pillole da ingoiare a ripetizione, senza cali di tensione, fra originali e cover, il tutto uscito dai banchi di missaggio di Liam Watson ai Toe Rag Studios.

Mai le chitarre del dott. Cozzi Lepri sono state così potenti e selvagge allo stesso tempo, Lois così incredibilmente alla Keith Moon… e cosa non si può dire del bass-playing di Mole (e del suo “total Small Faces Look”). L’ iniziale “Happy Fickle girl” con il suo attacco alla “Children of the Sun” non lascia dubbi: ogni stronzata sul fatto che questa è musica derivativa, che si tratta solo di revival, va a farsi fottere. Non è questo il momento, non ora: adoperate le vs. filippiche per i Libertines la prossima volta. Potrei parlarvi della grande cover “Francis” dei mod-psych god Gary Walker & The Rain’s o pure delle deliziose melodie alla Small Faces meet the Beach Boys di “The Twisted Musings Of Sir Dempster P.Orbitron (Deceased)”, dell’attacco alla Move di “Nothing gonna work” o del meraviglioso popsike di “Show a little smile”. Ne volete ancora? Ecco allora arrivare le cover di “Riding a Wave” dei Turnstyle e gli Attack di “Feel like flying”. Dell’album fa interamente parte anche il precedente ep Back in my Mind di cui, oltre alla title track, spicca la bella cover di “Children of tomorrow” di Mike Stuart’s Span e il pop-art chitarristico alla Creation di “A Note in my drawer”.

Dire che questo disco non si schioda dal piatto da diverso tempo è poco: raramente, nell’ultimo periodo, un album mi ha saputo esaltare come questo Yellow Glass Perspection spero che su di voi abbia lo stesso effetto.

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1 Commento

  1. Anonymous

     /  marzo 10, 2005

    ooohhh gesu’ savoiardo! se la prossima volta che arrivo qui su this heart non trovo una recensione nuova faccio una strage.D.

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